I cinque motivi per cui il centrodestra potrebbe convergere verso Gasparri o Rampelli. E Sergio Pirozzi non convince

Sono essenzialmente cinque i motivi per cui il tavolo del centrodestra potrebbe entro domani sciogliere la riserva su una soluzione interna anziché convergere sulla “Lista dello Scarpone” varata dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi.
Il primo riguarda la natura della candidatura. Non ci si trova di fronte ad una realtà maturata dal basso. L’idea Pirozzi è un progetto politico bello e buono costruito ad arte da quella vecchia volpe di Francesco Storace. Funzionale al sindaco per conquistare la guida della Regione Lazio ma assai più utile all’ex ministro della Salute e al suo sodale Gianni Alemanno per uscire da un pericoloso e forse definitivo isolamento politico.
Il secondo
attiene alla consistenza del consenso. Da Palazzo Grazioli si aspettavano di vedere Pirozzi competitivo. In grado di battersela ad armi pari con Zingaretti. Il dato che ha fatto riflettere riguarda la sua popolarità: ancora molto bassa rispetto a quella dei suoi competitor. Il ragionamento che ha preso piede è il seguente: rispetto alle liste che viaggiano, senza candidato, vicine al 40%, perché regalare il tesoretto all’ultimo (esterno) invece di metterlo a disposizione di un candidato di Forza Italia o di Fratelli d’Italia?
Il terzo
. Con le liste così forti ed i partiti della coalizione che si apprestano a sfruttare il traino delle politiche nell’election-day è comunque nella valutazione dello scenario anche l’ipotesi sconfitta. Ci si interroga dunque sul dopo: un Pirozzi sconfitto condannerebbe all’estinzione tutta la classe politica di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. In un’assetto consiliare (dopo le elezioni) che nessuno esclude abbia bisogno di larghe intese per garantire il governo al futuro Presidente.
Il quarto. Gli uomini messi in campo fino ad oggi dal sindaco di Amatrice rappresentano solo grosse incognite sul piano del consenso.  Sindaci di piccolissimi paesi, ex consiglieri ed amministratori da tempo fuori dalla scena. Le cinquecento persone che hanno partecipato alla manifestazione di ieri sera a Roma erano un quarto di quelle che avevano affollato il Salone delle Tre Fontane quando Pirozzi presentò il libro dando a tutti l’impressione “civica” della sua sfida. Troppo poco per attrarre tutti gli altri.
Il quinto.
Gasparri e Rampelli rappresenterebbero il ritorno alla politica. Avrebbero la capacità di tentare di ribaltare i sondaggi in virtù di una maggiore popolarità e di una strutturazione politica radicata sul territorio. D’altronde dovrebbero solo riuscire a portare sul proprio nome il consenso dei partiti della coalizione e l’effetto trascinamento dell’election day.  E poi con loro in campo, è proprio sicuro che Pirozzi andrà avanti lo stesso verso un disastroso e irrilevante quarto posto?

Fonte: ciociariaoggi.it/